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Programma | Fuori ConcorsoVariazioni sull’arte del vivere
SIDE EFFECTS
Titolo originale: Side Effects
Regia: Kathleen Slattery-Moschkau
Paese: Usa, 2005
scheda tecnica
Karly è una giovane donna in carriera: lavora per un’industria farmaceutica, guadagna bene, ha un armadio pieno di vestiti. Sembra soddisfatta. Un giorno incontra un giovane uomo molto affascinante che cerca di farla riflettere. Tenta di farle cambiare strada, lavoro. Karly comincia a vedere che spesso la merce che vende, le “droghe legali”, possono avere degli effetti collaterali che a volte neanche i medici che le prescrivono conoscono. Pensa di abbandonare quel mondo e cerca di escogitare un modo per farlo. Ma è abituata a guadagnar bene e i soldi non dispiacciono a nessuno.
Quale sarà la scelta di Karly?
Il mondo farmaceutico viene dipinto come popolato da gruppi di persone che in realtà non sono interessate realmente alla salute dei pazienti, ma solo al loro guadagno. Il film è una critica all’industria farmaceutica in generale, non ad un gruppo o società specifica.
È stato scritto e diretto da Kathleen Slattery-Moschkau, che ha voluto riportare sullo schermo una sua esperienza personale: come la protagonista del film, infatti, anche lei ha lavorato per dieci anni in un’industria farmaceutica. Ha deciso poi di abbandonare il suo lavoro e di mettere per iscritto la sua esperienza.
Questo film vuole anche essere un modo per educare gli spettatori a stare più attenti ai medicinali che vengono prescritti e forse anche per far capire che i problemi non necessariamente si devono risolvere con le pillole.
Carolina Napolano
BEAUTY AND THE BASTARD
Titolo originale: Tyttö sinä olet tähti
Regia: Dome Karukoski
Paese: Finlandia, 2006
scheda tecnica
Nelli, bellissima e brava ragazza di buona famiglia Finlandese sta per laurearsi in medicina. Stimata da tutti. Un fidanzato carino, che la ama. Tutto perfetto: se non fosse che il suo sogno è diventare una cantante. La voce ce l’ha: le manca il modo di farsi conoscere da una casa discografica. Un demo. Un brano inciso, con la sua voce. Un biglietto da visita in musica.
Per farlo, coinvolge un rapper taciturno, schivo, scontroso. Sune. Lui e i suoi amici vivono tra chiacchiere, bevute, incontri occasionali con ragazze che se ne vanno subito. E musica. I suoi amici scommettono con lui una bottiglia di brandy se Sune riuscirà ad avere successo con quella ragazza bellissima e bionda. Per lui, però, è qualche cosa di diverso. Cominciano insieme a lavorare al demo. Scoprono i rispettivi caratteri. Si avvicinano, si allontanano. Si fidano l’uno dell’altra. Ma appartengono a mondi molto, probabilmente troppo lontani.
Film d’esordio per il regista Dome Karukoski, il film ha fatto la sua apparizione al Tribeca Film Festival. In Finlandia, è stato visto da 130.000 spettatori: il che rappresenta un notevole successo nazionale. Nel ruolo dell’amico volgare e trucido di Sune, ritroviamo Joonas Saartamo, già protagonista di “Viaggio a Mombasa”, uno dei film presentati con maggior successo nell’edizione 2004 di “Terra di Siena”.
Una storia semplice, altre volte conosciuta nelle mille sue varianti. Ma un modo molto sincero di rappresentarla. Con gli attori che danno vita a una performance credibile, sincera, coinvolgente.
Chiara Paolieri
GO EXTEBESTE!
Titolo originale: Aupa Extebeste!
Regia: Asier Altuna e Telmo Esnal
Paese: Spagna, 2005
scheda tecnica
Patrizio Etxebeste e sua moglie Maria Luisa sono conosciuti in tutto il paese. A Maria Luisa piace spendere ed apparire. Cos’è che oggi nessuno si fa mancare e che bisogna necessariamente fare per apparire ed evitare che i vicini parlino male? Non bisogna farsi mancare una bella vacanza in un posto esclusivo. Peccato che Patrizio, dopo anni di benessere, si ritrova senza un soldo! Che fare? Patrizio decide di fingere di partire e trascina in questa messa in scena anche la moglie, il figlio Inaki e il padre. Ritornano in paese di notte, di nascosto, strisciando lungo i muri come se fossero dei ladri, entrano di soppiatto in casa e cominciano la loro “vacanza”. All’inizio sono disperati: non hanno provviste, non possono tenere le luci accese e non possono far rumore, anche perché hanno una vicina ficcanaso e pettegola, Axun, che sembra sempre sapere tutto di tutti e non ci mette molto a diffondere le notizie. Così devono arrangiarsi, trovare un modo per procacciarsi il cibo senza essere notati e trovarsi qualcosa da fare per passare un intero mese chiusi in casa. Sono ostaggi della propria casa, per dei soldi che non hanno, ostaggi dell’immagine che vogliono dare di sé, dell’idea di bella vita, che in realtà non dispiace a nessuno, ma che non sempre ci si può permettere.
Ognuno di loro ha un hobby: Inaki suona, Maria Luisa recita, il nonno ha le sue macchine.. ma Patrizio? Si rende conto di non avere nulla, di non avere costruito nulla per se stesso. Così la loro prigionia diventa un modo per reinventarsi, per conoscersi nuovamente, per amarsi ancor di più, per capire che oltre al desiderio di apparire e di essere apprezzati dagli altri c’è qualcos’altro, anche se comunque essere la famiglia più popolare del paese non è poi così male…
Una commedia originale e veramente spassosa. Opera prima dei due registi Asier Altuna e Telmo Esnal.
Molto carina l’idea, che comunque è anche una critica al mondo di oggi, al desiderio di apparire. Del resto la commedia si è sempre ispirata alla società: trattando temi di attualità, magari estremizzati, come in questo caso. Abbiamo una famiglia comune che pur di non dire che non ha soldi per andare in vacanza si chiude in casa fingendo di essere in un altro luogo, si riduce a mangiare i piccioni catturati sul terrazzo e a rubare il prosciutto del vicino. Ma non è solo questo. Si va oltre. Il loro incubo diventerà un modo per riavvicinarsi, per scoprirsi, per dialogare e anche per riconquistare legami che si erano persi nel tempo e per desiderarne di nuovi, come accade al giovane Inaki. E inoltre, è teatro. La famiglia Etxebeste crea la sua commedia, crea il suo spettacolo e lo porta in scena fino alla fine. Vivono la più grande menzogna e non devono assolutamente fallire. Non possono che augurarsi “mucha mierda”! E salire sul palco della vita.
Carolina Napolano
TRUTH OR DARE
Titolo originale: Wahrheit oder pflicht
Regia: Arne Nolting e Jan Martin Scharf
Paese: Germania, 2005
scheda tecnica
Annika, una ragazzina in piena età adolescenziale, viene bocciata a scuola. Quando torna a casa non ha il coraggio di dirlo ai suoi genitori. Il padre è molto esigente e si aspetta sempre molto da lei. Non sa come fare e falsifica un documento di diploma. Finita l’estate finge di ritornare a scuola come se fosse tutto normale. Girovagando per la periferia della città trova e si rifugia in un piccolo pulmino abbandonato: questo luogo diventerà per lei la sua nuova piccola dimora dove si reca quando dovrebbe essere a scuola e dove fugge dopo le varie delusioni e continue incomprensioni con i genitori. Ben presto comincerà a dividere il suo spazio con un nuovo amico, Kai, che sembra essere l’unica persona disposta ad ascoltarla, ma per una bravata metterà nei guai anche lui. Gli promette che dirà tutto ai genitori, ma non riesce a farlo; quando Kai scoprirà che Annika mente anche a lui, la lascerà.
Annika si sente sola ora. Capisce che ha sbagliato veramente tutto e che deve porre rimedio. Va a casa e cerca di dire ai suoi genitori cosa è accaduto, ma non l’ascoltano e pensano che lei gli dica che non si diplomerà solo perché è ansiosa per gli esami. Arriva il giorno della consegna dei diplomi: i genitori di Annika si presentano, insieme a lei, alla cerimonia… è il momento della verità.
Un film sulla difficoltà di comunicare, sull’incapacità di ascoltare e sulla solitudine. Annika non viene ascoltata dai genitori, ma forse non cerca neanche di comunicare con loro. Sono presi dal lavoro, dai loro ideali e non si accorgono che c’è qualcosa che non quadra in quello che gli racconta la figlia. Ma forse neanche loro sanno comunicare e sanno ascoltarsi. La madre di Annika tradisce il marito perché sente di aver trovato qualcuno in grado di capirla veramente. Una persona che non ha bisogno di alzare la voce ogni volta che c’è bisogno di parlare o di prendere una decisione. L’unico che sembra ascoltare Annika è proprio Kai: anche lui è solo, forse è per questo che cerca di capirla e le sta accanto, senza fare troppe domande, perdonandola quando lo metterà nei guai e non farà nulla per aiutarlo. Annika, come tutti gli adolescenti, vorrebbe solo essere ascoltata, o sapere come fare per farsi ascoltare. Quando cerca di dire la verità viene fraintesa, nessuno sembra udire le sue parole che si disperdono. Sente di essere sola, e quando capisce che gli unici momenti in cui non si è sentita così sono stati quelli passati con Kai, lo cerca e corre da lui per cominciare insieme una nuova vita senza menzogne.
Carolina Napolano
3 NEEDLES
Regia: Thom Fitzgerald
Paese: Canada, 2005
scheda tecnica
Cina. Una donna mette su un ambulatorio medico mobile per la raccolta di sacche di sangue. Chiede agli abitanti dei paesini in cui si trova che ciascuno doni il proprio sangue in cambio di cinque dollari. La popolazione, bisognosa di denaro, accetta felicemente; tra loro anche un contadino Tong Sam, che pur di avere il denaro lascia che sia la figlioletta a donare il sangue mentendo sull’età della bambina. L’uomo usa i soldi per incrementare la sua attività contadina. Passano i mesi e le donazioni continuano, fin quando uno ad uno gli abitanti del paese cominciano a stare male, e quando la moglie e la figlia di Tong muoiono misteriosamente il giovane decide di intraprendere un viaggio per chiedere spiegazioni sull’epidemia all’ufficio sanitario governativo, ma non ottiene che poche ed inutili risposte. Tornando a casa è convinto di trovare spiegazioni dalla donna, ma una volta arrivato nel suo ufficio non trova quel che si aspetta.
Nord America. Un giovane porno attore pur di continuare a lavorare falsifica gli esami del sangue. Ogni volta porta all’ambulatorio provette con il sangue del padre. La truffa del ragazzo, e quindi la sua malattia, vengono scoperte in occasione della morte del padre. Per la madre è un durissimo colpo che la fa cadere in una profonda crisi. Ma decide di dover reagire ad ogni costo per curare il figlio, e dopo aver aggiornato la sua assicurazione sulla vita, in un momento di sbandamento, va in contro lei stessa alla malattia mortale, per poi rivendere l’assicurazione e vivere con il figlio gli anni che restano all’insegna della bella vita e delle situazioni sfrenate.
Sud Africa. Clara, una giovane novizia vede come la superstizione e l’ignoranza sulle pratiche mediche e sanitarie contribuiscano al propagarsi della malattia. La sua missione in un villaggio in sud Africa è quella di convertire le anime alla parola di Dio, la giovane suora cerca di portare preghiera e conforto nelle capanne degli ammalati prima della loro morte. E’ un compito difficile per Clara inesperta e desiderosa di cambiare il corso delle cose. Un giorno si trova a fare i conti con qualcosa di più grande di lei: aiutando una famiglia di orfani scopre i loro affari di riciclaggio di materiale sanitario e di conseguenza uno dei motivi della rapida diffusione della malattia. L’unica cosa che può fare è chiedere aiuto ad un ricco proprietario terriero, datore di lavoro senza scrupoli per gli abitanti del villaggio. Ma a lui non basta la preghiera. Clara si trova davanti ad una durissima scelta.
Tre storie, tre continenti ed un’unica piaga mondiale, inarrestabile: parliamo dell’AIDS.
La struttura del film poggia sui dettami delle principali religioni: musulmana, cristiana, buddista e pagana. Mostra, senza timori, quanto l’ignoranza, la superstizione, e l’avidità possono contribuire al diffondersi di una malattia implacabile come è l’aids. Le storie non sono collegate tra loro tramite i personaggi, bensì dal filo conduttore della trasmissione della malattia e i modi in cui questa avviene. Il regista ha cercato di improntare il film come se fosse un libro di racconti ambientato in paesi dove l’AIDS è una realtà molto critica. Thom Fitzgerald, il regista, non intende dare un giudizio personale sulle situazioni né sulla moralità né sul comportamento degli uomini. Indaga la realtà umana. Tutto è stato girato in locations originali e gli attori usano la loro lingua madre per cui si intrecciano momenti di francese, inglese, africano, mandarino, in una tavolozza di culture. Thom Fitzgerald è riuscito a dare alla luce un film che tocca in maniera molto forte gli animi degli spettatori. Da riconoscere piacevolmente il fatto che non si abbandona mai ai soliti cliché sulla malattia. Molta della forza del film è nella fotografia. Questa apre una finestra su paesaggi sconfinati del Sud Africa e sulla Cina rurale lasciando lo spettatore senza fiato. Significativa è anche la colonna musicale che sostiene ciascuna storia ed ogni volta è legata ad essa, al continente e alla cultura che lo riguarda, soprattutto negli episodi dell’Africa e della Cina.
Chiara Paolieri
ONE DAY IN EUROPE
Regia: Hannes Stöhr
Paese: Germania, 2005
scheda tecnica
Tutto ruota intorno alla finale di Champions League a Mosca giocata tra il Galatasaray di Istanbul e Deportivo La Coruña. Quattro episodi che raccontano lo stesso giorno nelle diverse città europee legate alla competizione ed ai personaggi: Mosca, Istanbul, Santiago de Compostela e infine Berlino.
Mosca: una donna inglese viene accompagnata dal tassista in una zona malfamata della città anziché all’albergo. I ladri sbucano all’improvviso e le portano via tutto. Immediatamente una signora la soccorre e dopo qualche bicchierino di vodka contro il mal di testa l’accompagna alla stazione di polizia, dove tutti sono troppo impegnati a contenere la fibrillazione per l’inizio della partita per occuparsi seriamente della denuncia della donna. Finalmente riesce ad andare via con la denuncia e la signora ha persino fatto arrivare suo figlio, che di lavoro fa il tassista…
Istanbul: uno studente tedesco cerca di rimediare dei soldi con una truffa, fingendo di essere stato derubato in modo da avere dei soldi dall’assicurazione. Chiamato un taxi per farsi accompagnare alla più vicina stazione di polizia, lo studente inizia a raccontare la sua vicenda al tassista che si fa sospettoso. Nonostante ciò alla fine della corsa gli lascia il suo biglietto da visita. Al momento della denuncia, però, il capo della polizia non crede affatto al ragazzo. Lo lascia perdere e lo chiude in una stanza con le foto-segnaletiche. Il giovane usa il biglietto da visita e chiama il tassista. Appena in macchina svela il suo intento e tira fuori il presunto oggetto rubato. Alla fine il tassista si prende l’orologio ma in cambio, oltre al silenzio, gli propone di vedere la partita di calcio.
Santiago de Compostela: un pellegrino ungherese, professore di storia a Budapest, preso da intenzioni suicide, decide di visitare tutte le cattedrali spagnole in modo da ritrovare la fede. All’ultima cattedrale chiede una foto ad un passante che per tutta risposta gli ruba la macchina fotografica. L’uomo disperato non solo per aver perso la macchina ma anche le 500 fotografie all’interno di essa, corre alla ricerca di un poliziotto. Ne trova uno che però è impegnato in una conversazione. Il poliziotto, invece di portarlo direttamente in centrale, lo porta in giro sull’auto d’ordinanza, prima dalla moglie, poi al bar dagli amici ed infine dall’amante. Alla fine della siesta lo conduce in centrale. Scoprono però che non è possibile rintracciare il volto del ladro perché il collega ha spostato le telecamere di sorveglianza su due belle ragazze. Il poveretto, dannato e beffato, è costretto ad andarsene.
Berlino: due giovani francesi, artisti di strada per necessità, pensano di denunciare il furto dei loro bagagli, ovviamente falso: inizialmente lei è contraria, ma una volta trovatasi per caso davanti alla polizia prende l’iniziativa e denuncia il furto. Il ragazzo sorpreso ed incredulo le regge il gioco, aiutandola nella denuncia alquanto bizzarra dell’accaduto. Quando i poliziotti capiscono che qualcosa non va, i due ragazzi riescono a farla franca rubando l’automobile dei due tutori della legge.
Quattro episodi. Molti personaggi, tantissime le lingue e varie le nazionalità il cui collante è il calcio, che fa solo da sfondo, se non da pretesto, per raccontare storie dell’Europa, dei suoi abitanti, dei problemi di comunicazione tra i paesi di una comunità troppo grande, e, alla fine, per ricordarci che tutto il mondo è paese. La girandola di furti veri e furtarelli tentati da ladri alle prime armi non è altro che il preludio per calamitare l’attenzione sulla una finale di Champions League che distrae persino le forze dell’ordine di tutta Europa dal compiere il loro dovere per fermarsi davanti allo schermo. Ed è proprio in questa atmosfera che si consumano le gags. Il regista affronta con coraggio diversi cliché che compongono l’essenza di quel sano divertimento intrecciato in quattro vicende in fieri, come se si giocassero nello stesso campo di quella gloriosa finale europea.
Chiara Paolieri
A SOAP
Titolo originale: En Soap
Regia: Pernille Fischer Christensen
Paese: Danimarca, 2006
scheda tecnica
Una giovane donna, di nome Charlotte, lascia suo marito Kristian e si trasferisce in un nuovo appartamento. Sotto la sua nuova abitazione vive Veronica, un giovane uomo che da tempo attende con ansia l’autorizzazione ad operarsi per cambiare sesso. Tra i due nasce una forte intesa.
Charlotte è divisa tra il suo ex-marito che cerca di riconquistarla e la voglia di girare pagina. Veronica aspetta da un giorno all’altro la lettera che le cambierà finalmente la vita. Dopo un inizio difficile, scopriranno insieme la tenerezza, l’affetto e la complicità che può nascere fra due persone che sembravano cosi diverse ma che poi così diverse forse non lo sono.
Veronica e Charlotte sono le due protagoniste di questa originale commedia romantica. Due persone in apparenza completamente diverse, ma entrambe in un momento cruciale della loro vita. Hanno deciso, anche se in modo diverso, di dare un nuovo inizio alla loro esistenza e in questo periodo così particolare si aiuteranno ad andare avanti. Questa iniziale amicizia si farà sempre più complice e tenera, per poi scoprire l’amore, quello vero che nasce tra due persone a dispetto di tutto.
A Soap, il cui titolo prende spunto da un programma televisivo che diventa film nel film, ci regala degli originalissimi intermezzi in bianco e nero. Tutto questo proprio nei punti chiave della storia. Una vicenda che fa tesoro della sua particolarità e semplicità, senza dimenticare quel giusto tocco di brio conferito dalla divertente, accattivante ed anche toccante recitazione dei protagonisti.
Una vicenda che non poteva concludersi che con un happy end nel tipico spirito della commedia universalmente conosciuta, ma non c’è nulla che non vada in una storia come questa, fatta di umane e concrete emozioni.
Valerié Mastrangelo
12:08 - A EST DI BUCAREST
Regia: Corneliu Porumboiu
Paese: Romania 2006
scheda tecnica
Sedici anni son passati dalla fine della dittatura rumena di Ceausescu, e col Natale che si avvicina il signor Virgil Jderescu, proprietario di una sperduta emittente televisiva a est di Bucarest, decide di invitare due testimoni di quella gloriosa Rivoluzione.
Ma quelli non sono due testimoni qualsiasi: uno è Tiberiu Manescu, insegnante di storia che cerca di non affondare nel mare de suoi debiti; l’altro è Pépé Piscoci, anziano pensionato che, puntuale come ogni altro 25 dicembre che si rispetti, si traveste da Babbo Natale giusto per non passare da solo l’ennesima, puntuale festività.
Entrambi, però, sono accomunati da uno strano destino che corre sul filo del telefono: quando i telespettatori inizieranno a chiedersi se davvero quella strana coppia abbia contribuito attivamente alla fuga di Ceausescu, la spada di Damocle prenderà ad oscillare sulle teste di Manescu e Piscoci in una ridda di equivoci, errori ed insulti di portata…storica.
Nella marea vertiginosa degli eventi storici, prima o poi chiunque di noi si ritrova, per volontà o per coincidenza, nel luogo e nella data già segnati nel calendario del Tempo.
Purtroppo per i due protagonisti, quel luogo e quella data si ritorceranno contro le loro millantate gesta eroiche che si sarebbero consumate quel 22 dicembre del 1989 - anno di tante altre cadute, da muri a regimi comunisti -, giorno in cui Nicolae Ceausescu si guadagnò una fuga in elicottero a furor di popolo, decretando così l’epilogo di una delle più ferree dittature dell’Est.
Ma A est di Bucarest non vuole essere una lezione di storia: i manuali di scuola non ci parleranno mai di questi due strampalati eroi per sbaglio, e nemmeno delle mille versioni di quella lotta di piazza che forse non c’è mai stata, o che forse si consumò con un paio di teste cadute, Ceausescu e compagna in prima fila.
E la domanda che assilla telespettatori, ospiti e presentatori è sempre la stessa: la Storia è uguale per tutti?
Di sicuro è più uguale per qualcuno, giusto per parafrasare Orwell…
Il regista Porumboiu, vincitore con questa pellicola della prestigiosa Camera d’Oro al Festival di Cannes, ci mette su un delizioso piatto d’argento una storia di nonsense, di battute affastellate e deflagranti, di esistenze infelici e di coincidenze parallele, senza mai dimenticarsi che, là fuori, qualcuno sostiene ancora di aver combattuto per una giusta causa.
Ma di sicuro qualcuno non c’era, e se c’era…
Giovanni Rossi
SCHNITZEL PARADISE
Titolo originale: Het Schintzelparadijs
Regia: Martin Koolhoven
Paese: Paesi Bassi, 2005
scheda tecnica
Schnitzel Paradise rappresenta una sorta di Romeo e Giulietta dei nostri tempi. Lui è Nordip, un ragazzo marocchino-olandese esempio per il fratello. L’orgoglio della famiglia e soprattutto del padre che lo vorrebbe dottore. Lui proprio non ne vuole sapere e soprattutto sente il bisogno forte di scrollarsi di dosso la responsabilità di figlio perfetto. Cerca un lavoro e lo trova come lavapiatti nell’albergo-ristorante locale. La cucina in cui capita è lo specchio multietnico, clandestino e vagamente legale della società di oggi.
Lei è Agnes, pupilla della zia proprietaria dell’albergo, futura proprietaria anch’ella ma, almeno per ora, costretta alla dura vita della gavetta. La storia fra i due inizia con pochi sguardi, per poi accendersi lentamente.
A fare da collante al tutto è l’ecosistema-cucina, un microcosmo popolato da personaggi veramente sopra le righe e assolutamente divertenti. Si spazia dallo smilzo imbranato tuttofare al macellaio finto violento e dotato di una saggezza risolutrice delle vicende di Nordip, senza dimenticare Amimoen e Mo, spassose spalle comiche del protagonista.
Il film, che è quasi interamente ambientato nella cucina, non solo ci fa augurare che nel nostro ristorante preferito la cucina non sia disgustosa come quella, ma viene decisamente voglia di rimanere a casa per cena! Lo sgangherato affastellamento di fornelli e pentole fumanti riflette la società olandese multiculturale, popolata da immigrati marocchini, turchi, slavi, alcuni legali altri meno e ne è la metafora stessa: liberale sulla carta, ma non mancano atti di razzismo. Palese il desiderio di mantenere una certa distanza sociale e culturale.
Esiste però la forte volontà da parte delle minoranze di riscattarsi. Il tutto si armonizza con la storia d’amore dei due ragazzi. Domina la comicità dirompente ed immediata dei personaggi, soprattutto degli aiuto-cuochi, sguatteri ed altri che lavorano in cucina. Le gag sono verbali e si articolano su una realtà quotidiana e lavorativa pervasa dal cinismo e dalle trovate perfide che talvolta rasentano il nonnismo ma non il surreale. Le situazioni che si vengono a creare sono divertenti come può essere guardare un uomo che scivola sopra una buccia di banana, buffo per chi vede meno buffo per chi cade! Ma questa, guai a chi lo neghi, è la comicità che è più usuale e che non fallisce mai.
Chiara Paolieri
FALLING BEAUTY
Titolo originale: Falla Vackert
Regia: Lena Hanno
Paese: Svezia, 2004
scheda tecnica
Ninni, una ragazza di sedici anni, vive in un paesino vicino Stoccolma con la sua famiglia. Hanno una bella casa, con un bel giardino. Quasi un sogno, se non fosse che i genitori di Ninni hanno diversi debiti e rischiano di perdere tutto.
Durante una festa invitano a cena anche il loro vicino di casa, Ramon, un giovane colombiano molto sveglio. Conquista tutti, tranne Ninni, che pensa ci sia qualcosa fra sua madre e il loro vicino. Cerca di tenerlo alla larga, ma allo stesso tempo è incuriosita da lui, che cerca sempre più di avvicinarla. Intanto Ramon e i suoi genitori stringono un rapporto di amicizia e presto si trovano a progettare un colpo in banca. La ragazza lo scopre. Chiede a Ramon di non aiutarli. Lui si tira indietro, ma questo non fa desistere la coppia. Forse un’incoscienza adolescenziale a scoppio ritardato, forse la disperazione, fatto sta che i genitori di Ninni scelgono quella che sembra la via più semplice e come due ragazzini trovano un nuovo brivido, un piacere folle in quello che fanno, che riaccende anche la passione e il desiderio sessuale. Rifiutano di ascoltare la propria figlia, che sembra essere più matura di loro, assennata e consapevole che quel gioco non può durare a lungo.
I ruoli sono quasi invertiti: gli adolescenti si comportano da adulti, seri e responsabili; mentre gli adulti si comportano da bambini, rifiutano le loro responsabilità, giocano a guardie e ladri con soldi veri.
Interessante la presenza di un secondo occhio: oltre alla macchina da presa c’è una telecamera che Ramon regala a Ninni e con la quale lei gira una sorta film nel film, il suo, con i suoi pensieri, domande, sensazioni, piccole confessioni.
Carolina Napolano
















