Programma | Fuori Concorso
Le nuove strade della commedia
AVISOS DE OCASION
(Annunci di occasioni)
di Henry Bedwell
Mexico, 2004
Quanto è difficile trovare il vero amore! Lo sa bene Amanda, la protagonista del film, che nonostante tutti gli uomini che ha avuto nella vita, non ha mai trovato nessuno di cui valesse la pena innamorarsi davvero, nessuno per cui perdere la testa e rischiare tutto.
Nemmeno nel lavoro sembra aver avuto molta fortuna: abbandonatele sue grandi aspirazioni, rassegnata ad una vita mediocre, trova unposto fisso nella redazione degli annunci di un giornale: quelle pagine in cui si possono trovare vere occasioni, comprare e vendere qualsiasi tipo di prodotto. Ed è proprio grazie a una di queste inserzioni che Amanda crede di aver finalmente trovato l’uomo della sua vita.
Folgorata dalla fotografia di un inserzionista affascinante e misterioso decide di volerlo conoscere ad ogni costo. Convinta che sia “l’uomo dei suoi sogni”( come lei romanticamente lo definisce), inizia a comprare tutti gli articoli messi in vendita dal presunto principe azzurro, nonostante gli avvertimenti dei suoi migliori amici che cercano di farla desistere dalla sua strana ricerca.
Arriva a dilapidare tutti i suoi risparmi pur di scoprirne l’identità dell’insersionista, convinta che acquistando tutti i suoi oggetti lo convincerà che lei è la moglie ideale, la donna della sua vita, disposta a tutto pur di conquistarlo.
Ma scoprirà presto che l’amore ha strani modi di manifestarsi e dopo essersi trovata senza soldi per seguire una chimera avrà anche una grande sorpresa. “Avisos de ocasion” è una delle classiche pellicole leggere, senza grandi pretese, che ci fa scoprire il lato meno impegnato e più divertente del genere commedia: quello che ha come unico scopo quello di far passare al pubblico momenti piacevoli, parentesi di svago.
Il regista del film, Henry Bedwell, è convinto che l’intento di una commedia sia appunto quello di rilassare e distrarre il pubblico dallo stress e i travagli quotidiani, proiettandolo in scene divertenti e facilmente fruibili. La pellicola, opera prima di Bedwell, si inserisce fieramente nel panorama del cinema indipendente messicano; costata solo 5 milioni di pesos vanta nel cast attori validi e piuttosto famosi come la protagonista Kate del Castillo e nuove scoperte come Tony Batres che interpreta nel film il migliore amico gay di Amanda.
Commedia come intrattenimento e toni light quindi, cinema da usare come svago e distrazione.
Chiara Bartoli
THE BABYLON DISEASE
di Daniel Espinosa
Svezia, 2004
Una Nuova Svezia. Da un lato Niklas Gustavsson, fervente e patriottico politicante dellafredda terra svedese; da un altro lato, la follia assoluta di orde inferocite di caschi nerie teste più o meno rasate che si disperdono tra le strade delle città portando paura e
distruzione. D’un tratto, le Torri Gemelle sembrano crollare nuovamente di fronte a quello
stadio d’assedio dominato dall’anarchia. Poi, nient’altro che il silenzio. E’ tutto questo quello
che rimane a Maja, ragazza svedese lasciata da Oller, il suo ragazzo, appena partito per
l’India senza una data di ritorno. Armata dell’effimera ed evanescente voglia di vivere di
chi non ha molti scopi nella propria vita, Maja sarà ospitata da Mattias e dai suoi bizzarri
compagni e si legherà a Paulie, eccentrica compagna di questo viaggio che oscilla tra gio-
chi innocenti e subitanee prese di coscienza che si eclissano tra le incertezze della quoti-
dianità. Perché Maja sa di dover vivere giorno per giorno, senza una meta fissa e
già stabilita: vaga errabonda tra le strade della città, braccata dall’autorità e da
falsi soccorritori in cerca di un’avventura facile, e percorre continuamente
quella fune appesa sotto i suoi piedi che rappresenta l’unico appiglio per
rimanere vigile, della quale non ha compreso il significato. E’ sola, Maja.
O forse no. Occhi invisibili spiano ogni nostro passo, nervi ottici fatti di
cavi elettrici registrano ogni piccola vibrazione che inneschi anche il
minimo cambiamento. Quello in cui vive Maja è un mondo controllato, e Mattias ne è già consapevole, poiché i debiti che non estinguerà mai fanno parte di quella strana malattia che rievoca un torrione di tempi antichi, un coacervo di lingue ed anime confuse, ma soprattutto il solo rimedio contro il Sistema: Babilonia.
Ed ecco allora che si rivelerà persino necessario rapire Gustavsson per poi farsi etichettare alla stregua del peggior razzista e addirittura stringere la mano al suddetto politicante che crede di essere stato salvato in extremis dalla solita banda di teppisti. Eppure, quando è il turbamento di un ritorno inaspettato dall’India a scuoterla ancora di più, Maja finalmente capisce. Quella corda su cui dondolava incerta è la stessa che ha fra le mani Mattias, ed è anche la chiave di volta contro il Sistema: l’Amore.
La pellicola svedese si distingue per un montaggio frammentario, in grado di accostare immagini apparentemente distanti in un ritmo che talvolta sembra richiamare l’Effetto Kulesov per la sua forza evocativa. I lunghi silenzi, gli sguardi immobili e le pose statiche si contrappongono ad episodi più convulsi e ad inquadrature incastrate fra loro, lasciando lo spettatore spaesato tanto quanto la protagonista. La luce rossa del bagno diventa allora la camera oscura della propria coscienza, dove tanto il personaggio principale quanto l’osservatore si ritrovano a fare i conti con una realtà imposta ed incomprensibile, un mondo falsamente controllabile ma che anzi assoggetta l’ignaro individuo a leggi più alte ed oscure. Sono così gli occhi grigi e vigili delle telecamere di sorveglianza e delle spie segnaletiche a fare da contrappunto alla vista fallace ed al tempo stesso veritiera di chi non crede più nei falsi miti infusi dalla società, ma che cerca quotidianamente di non darsi per vinto davanti alle difficoltà.
Il film si fa complessivamente apprezzare per la contaminazione di più generi cinematografici – si passa dal dramma alla storia romantica fino all’action movie dalle vaghe congetture à la Matrix –, ponendo lo spettatore in un mondo fisicamente freddo e lontano ma che, in realtà, potrebbe rispecchiare il vuoto esistenziale di diverse generazioni a confronto.
Giovanni Rossi
BEAR CUB
(L’orsetto)
Spagna, 2004
No, stavolta non è la stessa storia. La storia di un uomo che si trova ad occuparsi per un periodo inaspettatamente più lungo del previsto di un bambino è stata sentita mille volte, ma cosa può accadere se questa volta il protagonista è Pedro, un attraente dentista omosessuale di Madrid, con una vita molto più che sessualmente attiva? Tutto cambia quando gli piomba in casa sua sorella Violeta, che gli molla il figlio Bernardo per due settimane per prendersi una parentesi
in India con il suo nuovo compagno hippie.
Pedro sarà costretto a rinunciare temporaneamente alla sua vita, condotta fino
a quel momento senza occuparsi di niente se non socializzare in clubs per
singles e frequentare i suoi corpulenti amici gay. Pedro cerca di cambiare le
sue abitudini ma ben presto scopre che Bernardo è estremamente moderno
e si sente a suo agio con lo zio in qualsiasi situazione. In una scena
iniziale un amico di Pedro venuto a fargli visita si mette a fumare
la marijuana davanti al ragazzo. Pedro va su tutte le furie e
ordina al suo amico di fermarsi, temendo che ciò possa scon-
volgere il bambino e non sa che Bernardo ha già visto tutto
prima.
Tra zio e nipote verrà a crearsi da subito un rapporto idilliaco
interrotto bruscamente solo con l’arrivo di Dona Teresa, la
nonna paterna del bambino, che, avuta la notizia dell’ arresto
di Violeta in India, raggiungerà subito Bernardo. Arrivata per
conoscere il nipote e tentare di instaurare un rapporto con lui, Dona Teresa scopre a poco a poco qualcosa in più della vita di Pedro e capisce che l’educazione di un bambino non può essere lasciata nelle mani di un omosessuale.
Un film divertente e intelligente che affronta una tematica importante e delicata con sottile ironia, e che a pochi mesi dall’ estensione del matrimonio civile alle coppie gay in Spagna, fa molto riflettere anche sull’opportunità di adottare un figlio per le coppie omosessuali.
Valentina Macaluso
CRASH TEST DUMMIES
di Jorg Kalt
Austria, 2005
Ana e Nicolae, lasciando la piccola Lucia nelle mani della nonna, decidono di
intraprendere un viaggio che li porterà dalla natia Bucarest a Vienna.
Lì dovranno incontrare un certo Arpad, sotto consiglio del loro amico Vasile,
per farsi consegnare un’auto: la trattativa però non va come previsto, e i due
si trovano ben presto a dover fronteggiare una situazione imprevista con una
manciata di Euro – buona parte dei quali spesi per un orologio parlante e per
la mucca giocattolo Zenzi – e pareri discordanti sul da farsi. E’ con queste
premesse che facciamo la conoscenza anche di Jan Keller, glabro paladino
della giustizia al Cheapaway Store in crisi con la nevrotica ex fidanzata Rita,
e di Martha Holub, depressa coinquilina di Yan – nonché amica dell’eccentrica
Lucy Sky Diamond – che sfodera al momento opportuno la pillola migliore per
lenire la sua perenne apatia.
Questi quattro personaggi, a loro insaputa, si incontreranno e si scontreranno in un continuo girovagare tra le strade notturne di Vienna, incrociando le loro diverse strade fino a convergere in un’unica via, quella del ritorno verso casa alla frontiera austriaca, punto d’inizio e meta finale di questo viaggio ala scoperta di se stessi e del proprio ruolo.
In seguito ad un’accesa discussione, infatti, Ana e Nicolae si allontanano bruscamente, e le loro vicende seguiranno rotte del tutto diverse: la prima, dopo essere stata accidentalmente colpita dall’auto di Jan, verrà salvata da quest’ultimo ed inizierà a provare nei suoi confronti qualcosa di più profondo della semplice gratitudine, ma il percorso che dovrà affrontare la vedrà anche costretta a dormire fuggiasca nei giardini pubblici e a barcamenarsi tra i varchi di tram che schizzano via lungo le strade viennesi; il secondo, invece, dopo aver conosciuto la giovane ed intraprendete Dana, comincerà a frequentare una nuova compagnia che presto lo metterà faccia a faccia col suo lato peggiore, fino addirittura ad essere malmenato da Arpad che, nel frattempo, aveva consegnato l’agognata automobile ad Ana all’insaputa del fidanzato – o, a questo punto, del presunto tale. Così, in una continua sovrapposizione di emozioni forti e forzate, di immagini catturate da telecamere che controllano fuorilegge ed innamorati parcheggiati, di bagni circondati da palmizi e di crash tests risucchiati nel silenzio, i quattro personaggi principali si rincontreranno alla frontiera austriaca cambiati e forse cresciuti, durante i festeggiamenti di un’Europa allargata a venticinque che, però, sembra così lontana davanti all’assurdità di una mandria di mucche che invade la strada. Ma, nonostante tutto, ha ragione Martha: bisogna crederci e basta, poiché nella vita possono accadere le cose più impensabili. Come ritrovare se stessi dopo essersi persi nella notte viennese.
Gli obiettivi su cui questo film scommette riescono a centrare il bersaglio: lo spettatore si trova avviluppato nelle trame dei protagonisti di questa novella corale e, alla stregua di un passeggero seduto accanto al regista-guidatore, viene continuamente sbalzato a destra e a manca attraverso i percorsi emozionali dei personaggi principali. Non solo, ma si può anche notare l’estrema cura riposta nello sguardo della mdp, mai ovvio o stereotipato: gli sguardi fissi in camera, le angolazioni originali – spesso immerse nel buio iniziale della scena –, i tragitti percorsi e ripercorsi dei protagonisti, le strade asfaltate che strizzano l’occhio alle camera-cars esistenziali di Kiarostami, l’occhio curioso che si snoda tra scaffali di supermercati e teleschermi di sicurezza ci trasportano in un intreccio narrativo già originale ed amplificato dallo scarto tra le dubbiose aspettative dello spettatore ed il dipanarsi continuo e quasi sincopato della trama che non permette nessuna distrazione, come se fossimo davvero noi gli occupanti di quella postazione sperimentale da crash-test, incerti di cosa potrebbe accadere da un momento all’altro.
Giovanni Rossi
EL PENALTI MAS LARGO DEL MUNDO
di Roberto Santiago
Spagna, 2005
Fernando è il secondo portiere di una squadra di calcio del campionato regionale. Siamo
alla partita finale, la sua formazione, la estrella polar, così chiamata dal nome del
supermercato che la sponsorizza, si trova in vantaggio per uno a zero, risultato
che sancirebbe la vittoria del campionato e la promozione.
All’ultimo minuto l’arbitro fischia un fallo di rigore inesistente dopo un’azione
nella quale Roman, il portiere titolare si infortuna. Fernando, che ha passato
tutta la stagione a ubriacarsi in panchina, viene buttato nella mischia.
Il calcio di rigore non viene battuto per l’invasione di campo dei tifosi.
Verrà però battuto la Domenica successiva nello stesso stadio, a porte
chiuse e sarà Fernando a doverlo parare. Tutte le speranze della società e
del piccolo mondo che le ruota attorno (visto che i giocatori lavorano tutti presso
il supermercato) sono nelle mani di uno smidollato con una spiccata propensione
al bere e notevoli disturbi di stomaco; tutti sono consci del fatto che soltanto un
miracolo può salvarli, comunque cercano di credere in lui.
A questa linea narrativa principale si innestano quelle formate dalle relazioni interpersonali dei protagonisti; Fernando è da sempre innamorato di Cecilia che però esce con Roman. grazie all’intercessione di suo padre che è l’allenatore si vede qualche volta con la ragazza che però continua a disprezzarlo. Roman, dal canto suo, non perde occasione di infilarsi sempre tra loro due, creando situazioni rocambolesche dalle quali Fernando deve cercare di uscire solo con l’arguzia. Il giorno fatidico si avvicina: mentre Real madrid e Valencia si stanno giocando lo scudetto, Fernando segue Cecilia sotto casa deciso a giocarsi il tutto per tutto. La bacia, ma subito dopo lei scappa. Tutto è pronto al campo. Fernando entra col piglio di chi ci crede. Prima di concentrarsi sul rigore scommette con Cecilia che se parerà la palla usciranno ancora insieme. Una slow motion del calciatore avversario che sta per tirare. Fernando guarda per l’ultimo istante Cecilia per poi concentrarsi sulla palla…
Diciamo subito che il film si lascia vedere molto bene, parla di pallone, il che lo rende universale e piacente. E’anche una storia molto umana, basata sugli attori, che sono tutti bravi e fotogenici, e su dialoghi intelligenti e attuali e soprattutto dotati di un ritmo incalzante, fondamentale per una commedia. E’ narrativamente tondo, anche le storie secondarie sono articolate bene, quasi a conferire il respiro del racconto corale, però sempre ruotando attorno al grande evento e quindi a Fernando. Il film è ben girato, sobriamente optando per quelle regie occulte che si fanno esplicite solo in pochi casi, tra l’altro (vedi scena del secondo rigore) con risultati opinabili, quanto meno stridenti se confrontati alla franchezza del film e alla pulizia della fotografia.
Giovanni Rossi
FREMDER FREUND
(L’amico)
di Elmar Fischer
Germania, 2003
7 Settembre 2001: due fidanzati, riordinando casa, rientrano nella
camera del loro amico. Potrebbe essere andato dalla sua ex, ma
oramai è scomparso da troppo tempo, e di lui non si sa più nulla.
Marzo 2000: da qui inizia davvero il viaggio per conoscere le
alterne vicende che hanno legato Christian, Julia, Yunes e Nora,
quattro ragazzi dei giorni nostri il cui destino si intreccerà fatal-
mente negli accadimenti di diciotto mesi dopo. Yunes, studente di
origini arabe in Germania da alcuni anni, viene infatti accolto a
casa di Chris, e grazie a lui scoprirà la socievole compagnia della
sua fidanzata Julia e, soprattutto, durante una serata davvero
sopra le righe, tesserà una relazione importante con Nora,
ragazza di cui si è innamorato a colpo d’occhio. Non mancano però
i problemi, e ben presto Raid, un amico di Yunes col vizio degli
stupefacenti, bussa più volte alla porta di Chris. Questo, però,
non incrinerà in alcun modo la salda amicizia tra i quattro protagonisti, che, fra scorribande su spiagge innevate, vetrine frantumate e discussioni etniche sul caso palestinese, si lasceranno momentaneamente quando Yunes e Nora decideranno di prendersi una meritata vacanza, ma serie conseguenze li attendono al varco. Rimasto profondamente scosso da un bacio innocente e colpevole di Nora ad un conoscente, Yunes torna disperato da Chris e Julia: da questo momento, nulla sarà mai più come prima, e per Nora non ci sarà nemmeno il perdono ad aspettarla. Yunes inizia così a frequentare strane amicizie islamiche, a seguire gruppi guidati da videoparole che inneggiano a paradisi con 72 vergini e miele in quantità e a plasmare la sua indole secondo precetti che, a distanza di un anno, sembreranno abnormi a Chris e Julia, tornati da una vacanza nello Yemen. Non solo, ma quando Yunes, irrimediabilmente cambiato agli occhi dei due fidanzati, scomparirà in Pakistan per un misterioso praticantato, getterà ancora più dubbi sulle sue reali ed inquietanti intenzioni; solo nel giugno del 2001, tornato a Berlino, sembrerà davvero ritornato quello di un tempo, con tanto di party ballerini, patenti ritirate ed incontri passionali con Nora.
Eppure, questa girandola di eventi verrà risucchiata nel punto di non ritorno stagliato in un imprevedibile orizzonte degli eventi. 11 Settembre 2001: le Torri Gemelle vengono prese di mira da due spaventosi attacchi terroristici, i quali riusciranno a mietere migliaia di vittime e a gettare con clamoroso successo il seme del dolore e della paranoia in tutto il mondo. Da questo momento, Chris e Julia, rimasti soli dopo la partenza inattesa di Yunes, avranno un difficile enigma da risolvere: il loro amico è davvero legato ai tragici eventi di qualche giorno prima?
Ciò che veramente rende questa pellicola meritevole di essere guardata è lo spaccato di vita privata dei personaggi che si innesta nella Storia: la costruzione narrativa, sfruttando assai sapientemente il flashback e tutte le meccaniche di ritardo ed anticipazione ad esso connesse, attira lo spettatore ma soprattutto gli concede un quadro psicologico tutt’altro che piatto o monocorde. Infatti, le fila dei pochi personaggi della vicenda sono mosse con maestria e capacità, e dato il tema delicato che viene trattato, è anche meritevole l’impegno nel rendere tutto nella sua giusta globalità – l’islamismo non è una religione di soli fanatici, come afferma Raid o il guardiano della Moschea durante una discussione. Non solo, ma è notevole la volontà di mettere a confronto due stili di vita che lentamente si distanziano – per poi perdersi definitivamente – senza, però, offrire un giudizio finale: non si saprà mai se Yunes sia stato coinvolto nell’attacco al WTC, ma soprattutto ciò che conta per i protagonisti è la perdita di un lato umano ancorché la denuncia di un islamico in piena caccia post -11/9.
Giovanni Rossi
I WILL AVENGE YOU, IAGO !
di Zenhya Kiperman
USA, 2005
Una folla accanita di fans cerca disperatamente di accaparrarsi la tanto agognata
firma dei propri beniamini, quando all’improvviso la massa scalpitante si scaglia
verso l’ultimo arrivato che si accollerà il difficile compito di sopportare il peso della
celebrità. Tutto questo, però, è solo il capitolo finale di un sequenza incredibile di
eventi e vicissitudini che metteranno a soqquadro le vite di una
manciata di attori teatrali sparsi per la Grande Mela. Si inizia così
con una disinibita donna delle pulizie entrata di soppiatto nell’ap-
partamento di Jack, attore shakespeariano felicemente – o forse
no? – sposato con Helen, attrice orientaleggiante che si troverà
ben presto a fare i conti con la succinta Eve Zimmermann, con
un tradimento ben più duraturo del suo stesso matrimonio e con
una gravidanza quantomeno inaspettata. Si prosegue quindi con
l’inatteso incontro tra Jack e Marvin, stralunato spettatore teatrale
talmente colpito dall’ultima performance dell’Otello da cercare di
ricambiare la morte della giovane Gilda e vendicare, come accenna
il titolo, il confuso e sbigottito Jago/Jack, che starà al gioco dell’ospite
inatteso per rimandare la sua morte a data da destinarsi. Si narrano
infine le gesta che hanno portato al concepimento di Terrarium, tragicom-
media della quale sapremo poco o nulla – se non che fa da metafora alla lotta
fra i moderni e conflittuali attori contemporanei – ma che coinvolgerà il rubacuori
Michael, la vanesia Amy, la gestante Helen e l’eccentrico Bob, il tutto avvolto tra
le misteriose pagine di uno strano libro sul Metodo Stanislavskij…
Queste tre storie, apparentemente sconnesse tra loro, si incroceranno in un
groviglio di equivoci, rimandi, flashback e colpi di scena, intrecciando le vicen-
de dei protagonisti corali di questa pièce di vita quotidiana fino a quando il
giovane Marvin, reo di aver veramente cercato di mettere fuori gioco l’atto-
re che interpretava il Duca, si redimerà agli occhi della compagnia teatrale
con un’originale rivisitazione dell’Amleto tra le sbarre di un penitenziario.
Ed ecco infine che l’attore tanto osannato dai fans visti nelle prime battute altri non è che lo stesso Marvin: in fondo, a ciascuno è permesso vestire più ruoli nella propria vita, anche a costo di passare dallo schizofrenico omicida al teatrante osannato.
Gli innesti episodici alla base di questa pellicola offrono allo spettatore – di cinema o di teatro? – uno sguardo d’insieme estremamente originale ed arguto, giocato soprattutto sulla dicotomia realtà/finzione. E’ qui infatti che fa leva il meccanismo narrativo, ponendoci di fronte agli amletici dilemmi di attori che si trovano d’un tratto di fronte a qualcosa in bilico tra il certo e l’apparente, a tal punto che qualcuno riesce addirittura ad ancorarsi alla sua doppia identità per salvarsi da morte certa.
Shakespeare diceva non a caso che è il mondo intero una ribalta, e questo film non fa altro che ripetercelo per tutta la sua durata, intersecando scene di vita vissuta a frammenti di recitazione e persino a schizzi disegnati che fanno da collante al gioco narrativo, senza risparmiare ellissi temporali, trame sottese e riferimenti affastellati che trovano una soluzione proprio alla conclusione, come da perfetto scritto autografo del Bardo. Perché ci sono attori navigati e mariti libertini, assassini teatrali ed innati teatranti, domestiche discinte e ladre brillanti, amanti dai cuori spezzati e fini cultori di Stanislnavskij… Eppure, nonostante tutto, tutti fanno parte di quel grande gioco che è la Vita. En passant, si citano anche Woody Allen – con le musiche di Gerschwyn – e Ernts Lubitsch, con Essere o non essere citato pari pari in una scena. Ma quando la citazione è un atto d’amore, ha ragione di esistere.
Giovanni Rossi
NON PLUS ULTRAS
di Jakub Sluka
Repubblica Ceca, 2004
Cinque tifosi dello Sparta Praga arrivano euforici all’aeroporto della loro città per
accogliere degli ospiti speciali: una strana telefonata li dirotterà altrove.
Inizia così, attraverso un lungo ed incalzante flashback, la storia di questi
scatenati supporters calcistici capitanati da Toro, il leader alla ricerca
della vera anima gemella, Squalo, massiccio e granitico meccanico,
Chiodo, taciturno membro della compagnia che si rivelerà tutt’altro
che ingenuo, Pluto il balbuziente ed infine Cefalo, adoratore indis-
cusso degli hooligans britannici. Ed è proprio dall’Inghilterra che
giungerà una strana ed ebbra coppia che ha accettato l’invito
a Praga, innescando una reazione a catena che coinvolgerà
l’intera compagnia dello Sparta. Così, tra boccali innalzati e
lavatrici indispettite, tifosi dietro banconi da bar ed incensurati
capifamiglia colti in flagrante dopo l’ottava birra, famiglie alluvionate
ed inattesi colpi di scena per il cuore di innamorati e tifosi, le assurde
risse da stadio e gli improbabili inviti a ballo si mescolano alla continua
lotta interiore per trovare una vera ragione di vita – che sia un pallone
o l’anima gemella non ha importanza, poiché, trionfanti o traditi, si
cresce sempre. E certe volte, si può pure smettere di balbettare.
Il ritmo frizzante e la narrazione originale rendono questo film ceco
uno spaccato piuttosto attendibile della vita del tifoso, intrecciando alla quotidianità a tratti monotona e a tratti imprevedibile tutta quella rete di simboli passionali più o meno sacri, come l’esaltazione del proprio modello ideale o la conquista dell’altra metà – preferibilmente appassionata di calcio –.
Ma è proprio nel confronto con la vita reale, fatta di parenti che bussano inaspettatamente alla porta ed amici rubacuori, incidenti di percorso ed amare delusioni che l’utopia sportiva perde il suo fascino e rimane incastrata tra le viscere della realtà dei fatti. Eppure, nonostante le sconfitte sul campo da calcio o sul terreno più difficile della vita, si può sempre scommettere sulla rivincita. Commedia sospesa tra il surreale ed il disilluso, Non plus ultras riesce a mostrare allo spettatore che, in fondo, i tifosi non sono solo feroci creature assetate di gol ed infastidite dai cartellini rossi, ma anche e soprattutto persone che credono fermamente in qualcosa che possa renderci ogni giorno migliori, anche a costo di accorgersi che fino a quel momento si è data fiducia ad un Eldorado di plastica.
Giovanni Rossi
VIVIR INTENTANDO
(Provare a vivere)
Tomas Yankelevich
Argentina, 2003
Si dice che si inizia realmente a sognare soltanto dopo il risveglio. Una commessa di un supermercato, una ragazza che fa i tatuaggi, una giovane donna, una cantante e una studentessa di veterinaria. Cinque ragazze, apparentemente senza niente in comune, iniziano insieme il loro risveglio. Si incontrano per caso, e a poco a poco si costruisce un’amicizia. Iniziano a condividere il loro passato, i loro problemi familiari, le loro gioie e i loro dolori ma anche un sogno:
quello di cantare. Provano così a formare un gruppo. Da allora le ragazze fanno
di tutto per arrivare a mettere in scena un recital. È l’occasione della loro vita, il
grande momento che aspettavano da sempre. Il lavoro, la famiglia, le paure e le
frustrazioni questa volta non riusciranno a frapporsi tra loro e il loro sogno. Ma
proprio quando il gruppo è ormai consolidato, proprio poco prima del debutto
qualcosa sembra non andare per il verso giusto…
Nonostante questo, niente e nessuno potrà mai separarle
perché hanno qualcosa che va ben oltre il desiderio di can-
tare. Sarà la loro amicizia, non uno spettacolo, a trasforma-
re la loro realtà in un sogno.
Un film semplice, che racconta l’adolescenza,
l’amicizia, i vari modi di affrontare la società, lo
sguardo degli altri, il giudizio e il giogo della famiglia,
l’amore, la disillusione. Il tutto costruito addosso a un gruppo di musi-
ciste e cantanti molto popolari in America latina: qui, tutte da scoprire.
E non sarà una brutta scoperta. Bandana è il nome che raccoglie le
cinque ragazze che sono un vero e proprio fenomeno pop della musica
argentina.
Valentina Macalus
















